Australia

L’Australia di quattro anni fa era un po’ come il suo premier liberale di allora. Un bushiano degli antipodi, John Howard, senza nessun timore a farsi fotografare in tenuta da ginnastica che saltava sulla poltrona di casa per il gol decisivo dei “Socceroos” – come sono chiamati gli undici della nazionale, in onore dei locali e ben più noti “Kangaroos”.
21 AGO 20
Immagine di Australia
L’Australia di quattro anni fa era un po’ come il suo premier liberale di allora. Un bushiano degli antipodi, John Howard, senza nessun timore a farsi fotografare in tenuta da ginnastica che saltava sulla poltrona di casa per il gol decisivo dei “Socceroos” – come sono chiamati gli undici della nazionale, in onore dei locali e ben più noti “Kangaroos”. L’Australia di oggi è leggermente più compassata, un po’ come il suo attuale premier Laburista Kevin Rudd. Ma per il resto Canberra è sempre se stessa: l’economia più vitale dell’area Ocse, l’unica tra quelle industrializzate a non essere finita tecnicamente in recessione sulla scorta della crisi globale. Conti pubblici a posto e liberalizzazioni condivise da sinistra e destra, immigrazione abbondante e qualificata, tante materie prime e scambi intensi con i vicini stati asiatici. Scoppiettante a livello di “struttura”, e ovviamente la “sovrastruttura” tiene: nel 2006 il paese si qualificò per la prima volta dopo 32 anni alle fasi finali dei Mondiali, per poi essere eliminato dall’Italia. Nel 2010, c’è da augurarsi che l’Australia ci regali un bis.